Sneak a Grap(h)eek!

Idee, immagini, pensieri e parole.

MDW2019 immagine con scritta salone del mobile

Milano Design Week 2019

Tra intelligenza artificiale ed ecosostenibilità.

Ad ogni design week che si conclude, rimango sempre più impressionata dalla mole di eventi, di presentazioni, di progetti che sembrano aumentare sempre più. Lo trovo estremamente stimolante, ma al tempo stesso profondamente irritante visto che per poter anche solo pensare di riuscire a vedere tutto quello che c’è di interessante, si dovrebbe avere un esercito di cloni e il dono dell’ubiquità.
Detto ciò, quest’anno mi sono approcciata all’evento in una maniera un pò diversa dal mio solito.
Mi sono concentrata principalmente sulle esposizioni che avevano anche delle installazioni. Volevo immergermi il più possibile nelle interazioni tra i brand e quello che volevano esprimere.


Brera Design District:

C’è poco da dire, la zona Brera rimane uno dei grandi poli intorno cui ruota la Design Week e quest’anno non è da meno.
Mi incanta perdermi in quei vicoli pieni di palazzi d’epoca coi loro splendidi cortili interni, in quegli androni così particolari e in appartamenti che normalmente non si potrebbero nemmeno visitare.

Ho cominciato questo tour the force con un’installazione di Space Encounters.
È un ufficio multidisciplinare di architetti con sede ad Amsterdam, che con numerosi collaboratori da tutto il mondo ha creato IL MUSEO. Uno spazio atto a promuovere il rilassamento e la concentrazione nel caos, ma che non promette nessuna spiegazione di ciò che viene mostrato. Molto eclettico.

Mt masking tape, forse il più importante marchio di washi tape, si presenta a questa Design Week 2019 con un progetto coloratissimo.
Ha sviluppato un nastro decorativo per interni ideato per progettare spazi, decorare pareti ed oggetti.
Ed è con questo nastro che l’intera superficie dell’appartamento in cui ha luogo l’esposizione è completamente ricoperto, creando un luogo incredibilmente colorato in cui ci si può perdere.

I designer di ECAL creano una serie di esperienze interattive e immersive in cui vengono studiati i suoni e le forme nel loro “Sound and Vision“. Un viaggio in cui, in tutta onestà, sono tornata bambina e mi sono sentita in dovere di fare tutto il rumore che viene richiesto ai visitatori di fare…e mi sono anche divertita!

Dalla cacofonia di tamburi e campanelle, passiamo all’assoluto silenzio zen di “Sense of Nature“. Korai è un marchio di artigianato giapponese e, proprio tipico di questa cultura, i prodotti presentati in questa mostra sono esempi di come il concetto di natura venga tenuto in grande considerazione nell’opera di design del sol levante.
Il riferimento di “senseware” è azzeccatissimo se pensiamo a come questi oggetti stimolano la sensibilità e le sensazioni, creando delle vere e proprie opere che in incanalano la forza degli elementi e li imbrigliano in forme funzionali ma che non perdono mai il loro fascino.

Nelle splendide sale di Palazzo Cusani, il designer Marc Ange studia per LJ Edition una serie di complementi d’arredo incredibili.
Ritrovarsi in quell’edificio saicentesco sembra quasi un sogno, un mondo onirico fatto di affreschi barocchi e foreste di luci, letti giganteschi simili a oasi del deserto e tavoli astrali. Un’esperienza profondamente suggestiva, che mi ha ricordato molto la presentazione della mostra di HenryTimi alla Design Week 2018.

Durante questa Design Week 2019, la Posteria di Via Giuseppe Sacchi ha ospitato Christian Fischbacher, editore tessile svizzero.
L’entrata alla mostra risulta spettacolare, un vero e proprio tunnel fiorito che ha catturato l’occhio di molti e convinto ad entrare senza un secondo pensiero.

La mostra di Samsung, “24h. Kitchen“,  dà vita a tre diversi momenti della giornata all’interno di tre stanze e attraverso tre ingredienti principali: farina, pomodoro e zucchero.
La prima sala riflette gli elementi tipici delle prime ore della giornata con un design luminoso, fresco e minimalista; l’ingrediente è la farina e sul lunghissimo nastro che è sia tavolo, che segmento che collega tutta la storia raccontata, sono disposti esempi di cibo fatti con la farina (cucinati con gli elettrodomestici Samsung e da assaggiare). Mentre ci si avvia verso mezzogiorno, il design della cucina della seconda stanza si trasforma in uno stile caldo e giocoso, acceso dal ricco colore rosso del pomodoro e dei vari cibi che si possono provare (le patatine di pomodoro sono state LA rivelazione!). Arrivata la sera, lo stile dell’ultima sala assume un’atmosfera più scura, ma chic e perfetta per rilassarsi con uno snack che è tanto semplice quanto basilare: lo zucchero.
Samsung Electronics esprime la sua idea di “living-kitchen” in maniera intelligente e affascinante, con ambienti coinvolgenti ed elettrodomestici di ultima generazione.

HEAD – Genève, Università delle Arti e del Design, dà una dimostrazione della potenza del racconto visivo, in un’ossessiva presentazione di uno stesso oggetto in contesti diversi: questa il concetto alla base di “Congress of Spoons“.

Protagonista dell’allestimento creato da Storage Milano per il brand Masiero, sono degli imponenti lampadari d’ispirazione veneziana.
Il visitatore viene accolto da un’architettura di fili in cui viene letteralmente inglobato nell’opera, per poi continuare il suo percorso guidato da sorgenti luminose che tramite la tecnologia LED RGB-W mutano intensità e colore.

Sullo stesso concetto di giochi con la luce e sostenibilità, quest’anno ho visto molte aziende e progetti che hanno integrato direttamente le presentazioni col concetto di illuminazione smart.
Ne sono un esempio gli interni retrofuturistici di Cristina Celestino in “Planetario” o la mostra di Espasso in collaborazione con Tala HQ .
Di sicuro il mio premio personale per l’illuminazione va a MOOOI con le sue lampade “The party“, che oltre ad essere interessanti visivamente, hanno ognuna una sua backstory diversa.

Interessantissima anche la presentazioni di “MateriAttiva“, installazione di Iris Ceramica Group e gli studenti della School of Sustainability, in cui emerge l’uso dei materiali ecoattivi di nuova generazione per costruire ambienti che migliorano il benessere dell’uomo contribuendo al futuro del pianeta.


Tortona Design District:

Passiamo poi la mio distretto preferito che, anche in questa design week 2019, rimane Tortona (solitamente blindatissima e limitatissima).
Qui il futuro è già arrivato, ed è sorprendente!
Tra presentazioni in realtà aumentata, oggetti che agiscono come se avessero una coscienza e giochi di neon multicromatici sembra di stare vivendo in una scena da Blade Runner.

Honda presenta la sua e-Prototype: elettrica, silenziosa, ad alte prestazioni ed efficienza e sopratutto non inquinante.
Dite addio agli specchietti, qui le manovre di guida vengono seguite tramite telecamere ad alta definizione che vengono trasmesse su due monitor ai lati degli enormi display centrali.
L’ambiente che ospita la macchina è di design, trendy, con un bar gratuito e la possibilità di un giro in realtà virtuale.

Ikea non è da meno, sconvolgendo questo fuorisalone con una cacofonia di suoni e colori nell’ambiente casa.
Promuove in maniera unica il nuovo prodotto SYMFONISK, progettato in collaborazione con Sonos.
Vi siete mai chiesti che suono ha una cucina o qual è la colonna sonora della notte? Ikea ve lo presenta con un playground che si chiama casa.

Penso sia giunta l’ora di parlarvi del pinnacolo dell’evoluzione a cui ho assistito.
Il vertice della piramide che mi ha costretta a fermarmi e chiedermi se non fossi in un film di fantascienza.

Affinity in Autonomy: immaginando il rapporto tra gli esseri umani e la robotica

Questo è il trafiletto frontale che si legge nel pieghevole che mi sono portata via dalla presentazione di Sony.
Ma come potrei davvero spiegare quello a cui ho assistito? Basterebbe dire che ho visto lampade intelligenti che si “accorgono” delle persone che hanno intorno e illuminano di consegueza?
Potrei dirvi che ho viso sfere apparentemente inanimate prendere vita e dare luogo a vere e proprie microcomunità che interagiscono con i visitatori, oppure un cagnolino robot seguire i comandi di un gruppo di giapponesi incantati; ma sarebbe abbastanza?
Penso che si possa riassumere il tutto partendo dal concetto che nel nostro futuro (immediato o prossimo) i robot saranno un elemento sempre più presente e simbiontico della nostra società.
Proprio in questo momento, mentre leggete, ci sono centinaia di migliaia di persone che stanno studiando modi per rendere questa nuova realtà concreta; durante questa visita ho avuto modo di dare una sbirciatina a quello che sarà.

Samsung si butta su un’esperienza che si sviluppa su tre concetti fondamentali per il design: l’empatia, la scoperta e l’immersione.
Lo scopo diventa interagire con la mostra attraverso normali comportamenti naturali, completando un’esposizione che prende vita con i visitatori stessi.

Quindi come poter concludere questo excursus su quello che è stata la mia Design Week 2019?
Sono passata da un futuro che sapeva tanto di un episodio dei Jetsons al rigore del design svedese, passando per tutte le possibili sfumature tra questi due estremi.
Ho visto tanta voglia di evolversi, di conoscersi e riconoscersi.
Ho visto la speranza in un mondo eco-sostenibile.
Spero lo possiate vedere presto anche voi.

Al prossimo anno con la Design Week 2020

Se vi interessa, qui trovate l’articolo sulla Design Week 2018.

Fuorisalone 2018 – la design week milanese!

Anche questo Fuorisalone 2018 si è concluso.

Come ogni anno, l’appuntamento con la design week è sempre un punto focale importantissimo nel panorama del design non solo italiano, ma di quello mondiale e, personalmente, uno degli eventi nella mia top ten list di appuntamenti a cui non mancare mai.
Tanto, tantissimo da vedere per la settimana più coinvolgente che anima le vie della città meneghina, c’eravate anche voi?
Se la risposta è no, forse vi farà piacere dare un’occhiata a quello che è stato il mio fuorisalone 2018, per farvi un’idea (se la risposta era si, continuate a leggere, magari scoprirete qualcosa che non siete riusciti a vedere 😉 ).

BRERA DESIGN DISTRICT:
La zona di Brera è sempre estremamente suggestiva, durante la design week si ha la possibilità di visitare molti edifici che normalmente non sono aperti al pubblico e che sono di una bellezza mozzafiato, il tutto condito con una buona dose di ispirazione e design.
Lo sfarzo e la bellezza del passato incontrano l’innovazione del futuro: cosa mai si potrebbe voler di più?

“Breath of light” by Preciosa Lighting.

La Posteria, all’interno di un palazzo storico dei primi 900, ha ospitato la suggestiva installazione “Breath of Light” dei designer Vasku&Klug, per Preciosa Lightning.
Si tratta di un gioco di luce, suono e interazione dei partecipanti con l’installazione stessa.
Appena entrati si viene accolti da uno spazio dalle

pareti color rosa antico in cui galleggiano miriadi di bolle di vetro dalla delicatezza incantevole. 
Un senso etereo pervade l’intera stanza, che sui lati è delimitata da due particolari balconate rialzate in cui è presente l’esposizione degli squisiti prodotti realizzati da Preciosa.

Presso Foscarini spazio Brera ho visitato la “Reverse Room“, un luogo che sovverte le normali concezioni così come le

Foscarini Reverse Room Spazio Brera.

conosciamo. Una stanza inclinata dalle pareti scure, tavoli e sedie monocolore che sbucano dal soffitto mentre lampade a sospensione occhieggiano come tanti piccoli arbusti dal pavimento.
Uno spazio assolutamente non convenzionale e su cui è importante riflettere oltre che guardare.
Un progetto di James e Susan Wines con Foscarini, nato per presentare la collezione d’autore “The Light Bulb Series“.

TORTONA DESIGN DISTRICT:
Amo Tortona con la stessa intensità di Brera, anche se per motivi diametralmente opposti. Lo trovo un posto dal fascino urban e costantemente proiettato nel futuro come solo gli agglomerati di studi di design possono essere.
Al Superstudio Più, durante il Superdesign show, tantissimi nuovi approcci al design: da “Elastica“, una luce interattiva ed elastica ad opera di Habits, ad un’installazione che attraverso l’uso di materiali all’avanguardia è in grado di ridurre attivamente l’inquinamento atmosferico, parlo di “Breath/ng” collaborazione tra Dassault SystèmesKengo Kuma and Associates.

Kengo Kuma and Associates “Breath/ng”.


Per Kawai, azienda leader nella costruzione di pianoforti, Takahiro Matsuo cura un’installazione che è molto emozionante.
Si tratta di una pioggia di cristallo, “Crystal rain“, ad ogni nota del piano cadono dal soffitto brillanti gocce di luce che creano suggestivi effetti.

 

Non posso fare a meno di notare l’incredibile abbondanza di designers e studi provenienti dal Sol Levante: da Yokohama Makers Village,l’artista Goma, Geidai Factory Lab e questi sono solo alcuni nomi presenti in questa vera e propria parentesi nipponica.
Come ogni anno è impossibile non fermarsi ad ammirare l’installazione di Design by Gemini, che per questo Fuorisalone 2018 consiste in un piccolo angolo puramente social e di tendenza, il cui nome esprime appieno il senso stesso dello spazio: la “Millenial pink room“.

La “Millennial Pink Room”, di Elena & Giulia Sella – Designbygemini: super social, instagram friendly e un’attrazione che lascia le millenials (ma non solo) senza parole!!

ISOLA DESIGN DISTRICT:
Ammetto che per me è stata la prima volta in cui ho seriamente girovagato un po’ in zona Isola.
Ne sono rimasta piacevolmente colpita, ha una verve tutta particolare. Sicuramente chi ci ha passeggiato un po’ capirà cosa intendo.

La scoperta di questa parte della design week si chiama Alkanoids, uno studio di design con base a Milano che per il fuorisalone 2018 ha realizzato un progetto di realtà aumentata a mio parere davvero splendido, Alchemica!
Una serie di illustrazioni che grazie alla speciale app “ARIA“, scaricabile per iphone e android, prendono letteralmente vita in animazioni sotto i vostri occhi. E non si ferma con le illustrazioni presentate, la bellezza di questa innovativa tecnica è che vi potreste comprare le stampe a disposizione o direttamente il catalogo della mostra e usando ARIA i disegni prenderebbero comunque vita.
Una magia che potrà per sempre essere vostra in quanto non è vincolata dal supporto su cui è realizzata, non è incredibile?
Sono davvero felice di aver avuto la possibilità di poter assistere a questo progetto e di aver conosciuto questo studio!

 

Trovo sempre difficile riassumere il Fuorisalone, ci sono così tante cose da dire che penso non basterebbero venti pagine per poter coprire adeguatamente la quantità di cose incredibili che ci sono da vedere.
Questo post stesso è un tentativo di riassumere quello che più mi ha colpito della manifestazione, ma il mio consiglio rimane sempre quello di viverlo in prima persona se se ne ha l’occasione.
Prima di lasciarvi con la galleria delle foto, se vi va fatemi sapere cosa avete visto e cosa vi è piaciuto di questo Fuorisalone 2018.

Al prossimo anno con una nuova Design Week!!!

Tutte le foto presenti in questo articolo sono state scattate ed editate da me. Non è concesso nessun utilizzo delle foto qui riportate a meno del mio consenso scritto. 

I see colors everywhere – la mostra curata da Fabrica

È così che si chiama la mostra dedicata a Benetton e allestita alla Triennale di Milano dal 24 al 28 settembre 2017.
Un percorso che si snoda tra opere di fotografia, illustrazione, scultura e installazione, in cui il messaggio sociale è traslato dalla creatività di ogni artista come tributo ad un brand che ha fatto della multietnicità il suo punto di forza, in una riflessione sul colore che dura ormai da 50 anni. 

Appena entrati si viene colpiti subito dal contrasto luci/ombre dell’ambiente, con le prime opere esposte illuminate da faretti che accentuano la singolarità di ogni elemento grazie anche alla monocromaticità dell’insieme.

Craig Holden Feinberg – Freedom of press (2003)

Tim Wan – Shades of our times (2017)

La prima sezione della mostra è proprio dedicata al bianco e al nero, in cui spiccano opere di Craig Holden Feinberg che con “Freedom of press” inneggia coraggiosamente alla libertà di stampa.
Jonas Eltes ci mette davanti alla sofisticata ironia dell’apprendimento automatico dei bot con la sua installazione “Lost in computation“, una surreale conversazione in tempo reale tra due chatbot.
L’opera di Tim Wan, “Shades of our times“, strizza l’occhio all’iniziativa promossa da Pantone e presenta quattro nuove tonalità di colore ispirate a temi globali estremamente attuali.
White on white” di Chan Wai Hon si presenta come una piccola sfida: la pila di poster (bianchi con una stampa a rilievo anch’essa bianca) su un piedistallo illuminato dall’alto cela un messaggio segreto che solo i più attenti riusciranno a scoprire e, di conseguenza, ad avere la loro ricompensa. 

Jaime Hayon – Fabrica Features (2001)

Ci si inoltra quindi in una zona che ha il blu come colore principale e ci si trova davanti all’opera di Jaime Hayon, che rappresenta un connubio tra arte e decorazione. “Fabrica features“, questo il nome dell’installazione, mette in scena forme umanoidi, di animali e di piante che a loro volta vanno a creare una parete precedentemente ideata per la vetrina del negozio di Fabrica Fatures a Istanbul.

Fanqiao Wang – I’m a shit, I’m fine (2014)

Dopo il blu passiamo al rosa, dove l’installazione di Angelo Semeraro colpisce per la profondità del messaggio che porta.
In “The viral self” Semeraro proietta su un corpo umano digitale, che continua perennemente a ruotare su se stesso dei contenuti virali, annullando completamente agli occhi dell’osservatore la figura della persona in quanto tale e rendendola un semplice oggetto su cui mostrare i video.
Troviamo poi la delicatezza di sentimenti come la fiducia in sè stessi, la felicità e l’amore trattati in maniera irriverentissima tramite la storia di una cacca infelice nelle illustrazioni di Fanqiao Wang I’m a shit, I’m fine“.

Sílvia Matias – Color mood (2017)

La sezione rossa raggiunge con forza l’occhio del visitatore grazie anche a “Color Mood” di Sílvia Matias, un’opera costituita da tende di metallo con frasi che compaiono a seconda del punto di vista dell’osservatore, creando un contrasto potente tra colore, parole, messaggio e supporto.

Marina Rosso – The Beautiful Gene (2014)

Si arriva così all’arancione, dove mi ha colpita profondamente l’opera di Marina Rosso intitolata “The beautiful gene“: una serie di ritratti fotografici di persone col gene dei capelli rossi (un vero e proprio rimando alle campagne Benetton).

Marco Zanin – Chromoskopje (2017)

Il giallo è, tra tutti i colori dello spettro cromatico, quello più visibile da lontano. In questa zona primeggia un’installazione di Marco Zanin il cui titolo è “Chromoskopje“; di fatto un’interpretazione di un avvenimento realmente accaduto nella città di Skopje (Macedonia), dove alcuni attivisti hanno colpito con delle bombe di vernice edifici e monumenti come protesta verso il governo locale.

Lorenzo Vitturi – Biopark (2007)

Unless you do these crazy things” di Nikolaus Vamvouklis, nella sezione verde, è un’opera con performance: l’artista classifica una serie di libri dalla copertina verde e le storie contenute sono poi lette nel corso della mostra.

Mariana Fernandes – Snap (2017)

La particolarità consiste nella difficoltà l’artista di distinguere i colori verde-rosso, a causa del suo daltonismo.
Lorenzo Vitturi, che ha avuto anche una feature su Vogue.it, pone con un certo sarcasmo una domanda per il futuro con il suo scatto “Biopark“: quale sarà la sorte del pianeta e della stessa umanità considerati i tassi di riscaldamento globale? La foto propone l’immagine di due conifere scandinave al riparo sotto campane di vetro perché sofferenti per via del troppo caldo.
Snap“, di Mariana Fernandes, è il metronomo visivo che dà il tempo all’intera esperienza. Una grossa mano al neon verde che mima uno schioccare di dita.

È dunque con la sezione verde che si conclude l’esperienza “I see colors everywhere“, un percorso che, oltre alla poliedricità di significati dei colori stessi, è un’immergersi nella visione personale di ogni artista.

Prima di concludere questo post però, permettetemi di fare una breve digressione sul catalogo relativo alla mostra prodotto da Fabrica, distribuito gratuitamente in loco: si presenta come un formato leggermente più piccolo di un A0, piegato nell’asse orizzontale e poi verticalmente in 4 per creare uno sfogliabile da 8 facciate.
I font sono sans puliti per creare, con le diverse dimensioni, spessori e colori, i giochi grafici che fanno parte della creatività e che rende il tutto di facile leggibilità.
La carta è una Splendorlux L/W di Fedrigoni assolutamente piacevole al tatto per chi, come me, ama le carte materiche ma con la patinatura che, in questo caso, non si scopre fino a che non si allarga completamente il catalogo per rivelare la composizione geometrica stampata sul retro.
L’approfondimento sui colori e le varie opere presenti (tutto bilingue, italiano e inglese) è molto interessante e guida l’osservatore alla scoperta della mostra, senza però rivelare troppo dell’esperienza: sta ad ognuno dei presenti osservare, capire ed interpretare quello che viene proposto a gran voce (o per meglio dire a gran colore!). 

Alla prossima!