Sneak a Grap(h)eek!

Idee, immagini, pensieri e parole.

Fuorisalone 2018 – la design week milanese!

Anche questo Fuorisalone 2018 si è concluso.

Come ogni anno, l’appuntamento con la design week è sempre un punto focale importantissimo nel panorama del design non solo italiano, ma di quello mondiale e, personalmente, uno degli eventi nella mia top ten list di appuntamenti a cui non mancare mai.
Tanto, tantissimo da vedere per la settimana più coinvolgente che anima le vie della città meneghina, c’eravate anche voi?
Se la risposta è no, forse vi farà piacere dare un’occhiata a quello che è stato il mio fuorisalone 2018, per farvi un’idea (se la risposta era si, continuate a leggere, magari scoprirete qualcosa che non siete riusciti a vedere 😉 ).

BRERA DESIGN DISTRICT:
La zona di Brera è sempre estremamente suggestiva, durante la design week si ha la possibilità di visitare molti edifici che normalmente non sono aperti al pubblico e che sono di una bellezza mozzafiato, il tutto condito con una buona dose di ispirazione e design.
Lo sfarzo e la bellezza del passato incontrano l’innovazione del futuro: cosa mai si potrebbe voler di più?

“Breath of light” by Preciosa Lighting.

La Posteria, all’interno di un palazzo storico dei primi 900, ha ospitato la suggestiva installazione “Breath of Light” dei designer Vasku&Klug, per Preciosa Lightning.
Si tratta di un gioco di luce, suono e interazione dei partecipanti con l’installazione stessa.
Appena entrati si viene accolti da uno spazio dalle

pareti color rosa antico in cui galleggiano miriadi di bolle di vetro dalla delicatezza incantevole. 
Un senso etereo pervade l’intera stanza, che sui lati è delimitata da due particolari balconate rialzate in cui è presente l’esposizione degli squisiti prodotti realizzati da Preciosa.

Presso Foscarini spazio Brera ho visitato la “Reverse Room“, un luogo che sovverte le normali concezioni così come le

Foscarini Reverse Room Spazio Brera.

conosciamo. Una stanza inclinata dalle pareti scure, tavoli e sedie monocolore che sbucano dal soffitto mentre lampade a sospensione occhieggiano come tanti piccoli arbusti dal pavimento.
Uno spazio assolutamente non convenzionale e su cui è importante riflettere oltre che guardare.
Un progetto di James e Susan Wines con Foscarini, nato per presentare la collezione d’autore “The Light Bulb Series“.

TORTONA DESIGN DISTRICT:
Amo Tortona con la stessa intensità di Brera, anche se per motivi diametralmente opposti. Lo trovo un posto dal fascino urban e costantemente proiettato nel futuro come solo gli agglomerati di studi di design possono essere.
Al Superstudio Più, durante il Superdesign show, tantissimi nuovi approcci al design: da “Elastica“, una luce interattiva ed elastica ad opera di Habits, ad un’installazione che attraverso l’uso di materiali all’avanguardia è in grado di ridurre attivamente l’inquinamento atmosferico, parlo di “Breath/ng” collaborazione tra Dassault SystèmesKengo Kuma and Associates.

Kengo Kuma and Associates “Breath/ng”.


Per Kawai, azienda leader nella costruzione di pianoforti, Takahiro Matsuo cura un’installazione che è molto emozionante.
Si tratta di una pioggia di cristallo, “Crystal rain“, ad ogni nota del piano cadono dal soffitto brillanti gocce di luce che creano suggestivi effetti.

 

Non posso fare a meno di notare l’incredibile abbondanza di designers e studi provenienti dal Sol Levante: da Yokohama Makers Village,l’artista Goma, Geidai Factory Lab e questi sono solo alcuni nomi presenti in questa vera e propria parentesi nipponica.
Come ogni anno è impossibile non fermarsi ad ammirare l’installazione di Design by Gemini, che per questo Fuorisalone 2018 consiste in un piccolo angolo puramente social e di tendenza, il cui nome esprime appieno il senso stesso dello spazio: la “Millenial pink room“.

La “Millennial Pink Room”, di Elena & Giulia Sella – Designbygemini: super social, instagram friendly e un’attrazione che lascia le millenials (ma non solo) senza parole!!

ISOLA DESIGN DISTRICT:
Ammetto che per me è stata la prima volta in cui ho seriamente girovagato un po’ in zona Isola.
Ne sono rimasta piacevolmente colpita, ha una verve tutta particolare. Sicuramente chi ci ha passeggiato un po’ capirà cosa intendo.

La scoperta di questa parte della design week si chiama Alkanoids, uno studio di design con base a Milano che per il fuorisalone 2018 ha realizzato un progetto di realtà aumentata a mio parere davvero splendido, Alchemica!
Una serie di illustrazioni che grazie alla speciale app “ARIA“, scaricabile per iphone e android, prendono letteralmente vita in animazioni sotto i vostri occhi. E non si ferma con le illustrazioni presentate, la bellezza di questa innovativa tecnica è che vi potreste comprare le stampe a disposizione o direttamente il catalogo della mostra e usando ARIA i disegni prenderebbero comunque vita.
Una magia che potrà per sempre essere vostra in quanto non è vincolata dal supporto su cui è realizzata, non è incredibile?
Sono davvero felice di aver avuto la possibilità di poter assistere a questo progetto e di aver conosciuto questo studio!

 

Trovo sempre difficile riassumere il Fuorisalone, ci sono così tante cose da dire che penso non basterebbero venti pagine per poter coprire adeguatamente la quantità di cose incredibili che ci sono da vedere.
Questo post stesso è un tentativo di riassumere quello che più mi ha colpito della manifestazione, ma il mio consiglio rimane sempre quello di viverlo in prima persona se se ne ha l’occasione.
Prima di lasciarvi con la galleria delle foto, se vi va fatemi sapere cosa avete visto e cosa vi è piaciuto di questo Fuorisalone 2018.

Al prossimo anno con una nuova Design Week!!!

Tutte le foto presenti in questo articolo sono state scattate ed editate da me. Non è concesso nessun utilizzo delle foto qui riportate a meno del mio consenso scritto. 

I see colors everywhere – la mostra curata da Fabrica

È così che si chiama la mostra dedicata a Benetton e allestita alla Triennale di Milano dal 24 al 28 settembre 2017.
Un percorso che si snoda tra opere di fotografia, illustrazione, scultura e installazione, in cui il messaggio sociale è traslato dalla creatività di ogni artista come tributo ad un brand che ha fatto della multietnicità il suo punto di forza, in una riflessione sul colore che dura ormai da 50 anni. 

Appena entrati si viene colpiti subito dal contrasto luci/ombre dell’ambiente, con le prime opere esposte illuminate da faretti che accentuano la singolarità di ogni elemento grazie anche alla monocromaticità dell’insieme.

Craig Holden Feinberg – Freedom of press (2003)
Tim Wan – Shades of our times (2017)

La prima sezione della mostra è proprio dedicata al bianco e al nero, in cui spiccano opere di Craig Holden Feinberg che con “Freedom of press” inneggia coraggiosamente alla libertà di stampa.
Jonas Eltes ci mette davanti alla sofisticata ironia dell’apprendimento automatico dei bot con la sua installazione “Lost in computation“, una surreale conversazione in tempo reale tra due chatbot.
L’opera di Tim Wan, “Shades of our times“, strizza l’occhio all’iniziativa promossa da Pantone e presenta quattro nuove tonalità di colore ispirate a temi globali estremamente attuali.
White on white” di Chan Wai Hon si presenta come una piccola sfida: la pila di poster (bianchi con una stampa a rilievo anch’essa bianca) su un piedistallo illuminato dall’alto cela un messaggio segreto che solo i più attenti riusciranno a scoprire e, di conseguenza, ad avere la loro ricompensa. 

Jaime Hayon – Fabrica Features (2001)

Ci si inoltra quindi in una zona che ha il blu come colore principale e ci si trova davanti all’opera di Jaime Hayon, che rappresenta un connubio tra arte e decorazione. “Fabrica features“, questo il nome dell’installazione, mette in scena forme umanoidi, di animali e di piante che a loro volta vanno a creare una parete precedentemente ideata per la vetrina del negozio di Fabrica Fatures a Istanbul.

Fanqiao Wang – I’m a shit, I’m fine (2014)

Dopo il blu passiamo al rosa, dove l’installazione di Angelo Semeraro colpisce per la profondità del messaggio che porta.
In “The viral self” Semeraro proietta su un corpo umano digitale, che continua perennemente a ruotare su se stesso dei contenuti virali, annullando completamente agli occhi dell’osservatore la figura della persona in quanto tale e rendendola un semplice oggetto su cui mostrare i video.
Troviamo poi la delicatezza di sentimenti come la fiducia in sè stessi, la felicità e l’amore trattati in maniera irriverentissima tramite la storia di una cacca infelice nelle illustrazioni di Fanqiao Wang I’m a shit, I’m fine“.

Sílvia Matias – Color mood (2017)

La sezione rossa raggiunge con forza l’occhio del visitatore grazie anche a “Color Mood” di Sílvia Matias, un’opera costituita da tende di metallo con frasi che compaiono a seconda del punto di vista dell’osservatore, creando un contrasto potente tra colore, parole, messaggio e supporto.

Marina Rosso – The Beautiful Gene (2014)

Si arriva così all’arancione, dove mi ha colpita profondamente l’opera di Marina Rosso intitolata “The beautiful gene“: una serie di ritratti fotografici di persone col gene dei capelli rossi (un vero e proprio rimando alle campagne Benetton).

Marco Zanin – Chromoskopje (2017)

Il giallo è, tra tutti i colori dello spettro cromatico, quello più visibile da lontano. In questa zona primeggia un’installazione di Marco Zanin il cui titolo è “Chromoskopje“; di fatto un’interpretazione di un avvenimento realmente accaduto nella città di Skopje (Macedonia), dove alcuni attivisti hanno colpito con delle bombe di vernice edifici e monumenti come protesta verso il governo locale.

Lorenzo Vitturi – Biopark (2007)

Unless you do these crazy things” di Nikolaus Vamvouklis, nella sezione verde, è un’opera con performance: l’artista classifica una serie di libri dalla copertina verde e le storie contenute sono poi lette nel corso della mostra.

Mariana Fernandes – Snap (2017)

La particolarità consiste nella difficoltà l’artista di distinguere i colori verde-rosso, a causa del suo daltonismo.
Lorenzo Vitturi, che ha avuto anche una feature su Vogue.it, pone con un certo sarcasmo una domanda per il futuro con il suo scatto “Biopark“: quale sarà la sorte del pianeta e della stessa umanità considerati i tassi di riscaldamento globale? La foto propone l’immagine di due conifere scandinave al riparo sotto campane di vetro perché sofferenti per via del troppo caldo.
Snap“, di Mariana Fernandes, è il metronomo visivo che dà il tempo all’intera esperienza. Una grossa mano al neon verde che mima uno schioccare di dita.

È dunque con la sezione verde che si conclude l’esperienza “I see colors everywhere“, un percorso che, oltre alla poliedricità di significati dei colori stessi, è un’immergersi nella visione personale di ogni artista.

Prima di concludere questo post però, permettetemi di fare una breve digressione sul catalogo relativo alla mostra prodotto da Fabrica, distribuito gratuitamente in loco: si presenta come un formato leggermente più piccolo di un A0, piegato nell’asse orizzontale e poi verticalmente in 4 per creare uno sfogliabile da 8 facciate.
I font sono sans puliti per creare, con le diverse dimensioni, spessori e colori, i giochi grafici che fanno parte della creatività e che rende il tutto di facile leggibilità.
La carta è una Splendorlux L/W di Fedrigoni assolutamente piacevole al tatto per chi, come me, ama le carte materiche ma con la patinatura che, in questo caso, non si scopre fino a che non si allarga completamente il catalogo per rivelare la composizione geometrica stampata sul retro.
L’approfondimento sui colori e le varie opere presenti (tutto bilingue, italiano e inglese) è molto interessante e guida l’osservatore alla scoperta della mostra, senza però rivelare troppo dell’esperienza: sta ad ognuno dei presenti osservare, capire ed interpretare quello che viene proposto a gran voce (o per meglio dire a gran colore!). 

Alla prossima!